L’essere SNOB in latino puro.

Oggi rientro a scuola.

Dante Alighieri. Io non ci sono andato da almeno tre anni. Io avevo altro da fare, inoltre occupato ad imparare il tedesco per provare a seguire qualche pezzo di conversazione quando andavo a Basilea a trovare la mia ragazza che lavorava come senior scientist presso l’università. Anche devo ammettere che mi ero appassionato per il triathlon per compensare il guai del lavoro in banca. Quest’anno si inizia differentemente. Appassionato di bici reclinate adesso che la mia carriera di triathleta sembra finita per bene dovuto a problemi senza fine di salute, io mi sono trovato a scambiare a proposito di queste bici. Ma la pena non sembrava voler andare davanti con tanta voglia, oppure la tastiera dovrei dire. Sciocco, mi sentivo come se fosse fermato oppure senza capacità ad andare davanti. Non perché le idee se ne andavano ma pure perché nel cervello il vocabolario e le parole non c’erano più. Ero deciso per un rientro a scuola, adesso convinto che la lingua senza praticarla ovviamente… si perde.

Ritrovo per una parte la stessa classe ed i stessi studenti che avevo lasciati qualche anno fa. Sono il giovane, è chiaro. Ritrovo la professoressa rimasta la stessa persona. Piemontese anche lei, appassionata della dolce lingua con una cultura che sembra sempre illimitata. Ha la capacità di convertire un testo di alcune parole in un’analisi durante un’ora e mezza di corso.

Ho parlato con italiani emigrati Ginevra, impressionati di vedere un nato svizzero diventato italiano sul tardi della sua gioventù dovuto ad un cambiamento di legge parlante un italiano un po’ classico. Loro stano sempre scherzando, dicendomi che nel bel’paese la dolce lingua modo Dante non si parla tanto. Hanno certamente ragione, si parla magari più l’italiano “rosa” di quello di Pirandello oppure Dante.

La prima serata dell’anno scolastico è normalmente dedicato ai termini di organizzazione, cioè si sceglie un’opera d’arte da leggere poi si inizia con un’ bel analisi di testo di cui la  professoressa ha il segreto (e la copia ovviamente) per poter valutare i livelli rispettivi delle persone presenti. Riguardo all’opera d’arte non ci sono tante chiacchierate quest’anno. Si continuerà quella iniziata l’anno scorso. Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi Di Lampedusa. Per quanto riguarda l’analisi di testo io rimango sempre sbalordito quando arriva la copia. Nel brano di questa serata, firmato da A. MORAVIA, sono disseminati puntini per segnalare che mancano il verbo oppure la preposizione o ancora il sostantivo. Prego si non essere la prossima persona scelta della signora professoressa per l’ottanta per cento delle frasi. Anche se sembra facile non lo è. Questo è italiano vero, quello che ti fa ragionare, che ti fa cercare le radice sue, nel paese, nella regione o ancora nel suo popolo e le sue tradizioni associate all’epoca si trova alla quale si rivolge.

A me l’analisi di testo piace. Mi piace perché rappresentano sempre un’opportunità di aprire la sua mente verso altri orizzonti che io non ho mai avuto opportunità oppure curiosità d’imparare. Questo è chiaramente dovuto alla ricchezza del vocabolario, il quale cambia sempre a seconda del contesto e della regione in cui il testo, la prosa oppure la novela si svolge. Qui si tocca alla cultura che a me importa sapere sopratutto per imparare un brano di come fosse l’Italia del nonno venuto da San Giorgio Canavese all’inizio della ventesimo secolo per lavorare (cioè mangiare).

Ecco mi qua in  corso d’italiano, superiore come viene descrito sul volantino della scuola…

quello che mi rimette al mio posto di studente, con dubbi e che si chiede se non ha spinto una porta sbagliata, come se si sentisse in un spazio sospeso, solo di fronte al pezzo di carta mal fotocopiato, con frasi e costruzione che non poteva mica pensare possibili. E questo italiano che a volte fa tremare sulla propria sedie. Non è il “rosa”, è quello serio, quello della storia.

Questa serata durante il corso di un’oretta e mezza, ripassando questa analisi di magari una meta pagina siamo arrivati al termine snob e snobistico. Stesso senso del francese. Che ci fa pensare all’inglese ed a persone che se la gioca. Andiamo davanti ad analizzare e cercare le radice, arriviamo indubitabilmente al latino. Snob viene da sine nobilitate, da sine nobilitate siamo arrivati a snob. Che vuole dire senza nobiltà. Eccola qua la sorpresa: di senza nobiltà siamo adesso (origin. Garzanti) a: snob (ingl.) chi ostenta raffinatezza|

E non vi sbagliare!

Non mi permetterei disprezzare il “rosa“, tutto il rosa della vita lo compro volentieri per seguire… il Giro, pensando sempre che per calcio ci sono sempre tropo pagine. Ecco vedete quando si prende per un italiano vero e che non lo è!

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